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“Dal 16 al 18 dicembre, alla Casa del Cinema, “Preparate i fazzoletti. Il cinema di Raffaello Matarazzo”. “
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Casa del Cinema con una retrospettiva dedicata a Raffaello Matarazzo nel cinquantesimo anniversario della morte. Vi proporremo sette film, che mostrano la modernità del suo cinema oltre e contro le etichette. Matarazzo è stato a suo modo anticipatore del neorealismo (Treno popolare, 1933), capace di raccontare alcuni episodi della nostra Storia senza essere didascalico (Paolo e Francesca, 1950), ma anche i problemi della nostra quotidianità (Giorno di nozze, 1942), arrivando a colorare il tutto con tinte ineguagliate di melodramma (il dittico I figli di nessuno, 1951, L'angelo bianco, 1955, ma anche Chi è senza peccato…, 1952) e di erotismo (l'anomalo folgorante La nave delle donne maledette, 1953).

Casa del Cinema di Roma venerdì 16

ore 16.00 Paolo e Francesca (La storia di Francesca da Rimini) di Raffaello Matarazzo (1950, 96')
«Già celebrata da Dante nell'Inferno, è la tragedia dell'amore di Paolo Malatesta (Francioli) per Francesca da Polenta (Versois), moglie del suo sciancato fratello Gianciotto (Checchi). Matarazzo non si lascia sedurre dalle lettere classiche della storica vicenda e sposa con convinzione un approccio mélo, definendo con questo film quella che sarà la sua dimensione di più genuino interprete del melodramma popolare. Sceneggiatura di Vittorio Calvino, Vittorio Nino Novarese, Liana Ferri, Epaminonda Provaglio, Guglielmo Petroni e del regista. Roberto Murolo è il giullare di corte» (Mereghetti).
 
sabato 17
ore 16.00 Treno popolare di Raffaello Matarazzo (1933, 62')
Un treno "popolare" parte da Roma per Orvieto trasportando molte persone in gita, fra i quali alcuni giovani che vivranno durante il viaggio molte avventure, più o meno divertenti. Gioiellino del cinema del ventennio, che preannuncia il neorealismo ed è apprezzato dalla critica: «Treno popolare ha le qualità dei vent'anni. Ha freschezza, semplicità, spontaneo interesse per le cose, impulsiva sincerità nel raccontarle. […] È un film divertente e simpatico, intonato e gentile, giusto di ritmo, cinematografico sempre» (Sacchi). «Questo è uno dei pochi film - tre o quattro - dell'attuale cinematografia italiana, che autorizzino a credere ancora nelle nostre possibilità. Bosio e Matarazzo hanno composto un piccolo gioiello […]. Largo ai giovani, dunque, largo […] due artisti che posseggono il senso dell'umorismo e han gli occhi aperti per cogliere a volo i piccoli episodi che rivelano anime, pensieri, stati d'animo. E quel che più conta è che sono riusciti a comunicare il loro entusiasmo agli interpreti, da farceli apparire in perfetta forma. […] Anche la musica è d'un giovane: Nino Rota, che tutti conosciamo e apprezziamo da tempo. Che bella compagnia!» (E. Roma).
Per gentile concessione della Ripley's Film
 
ore 18.00 Giorno di nozze di Raffaello Matarazzo (1942, 92')
«Mariella (Vivaldi), la figlia di un modesto impiegato (Falconi), si fidanza con il figlio di un ricco industriale, mettendo in difficoltà economiche la sua famiglia. Complicata e divertente commedia degli equivoci (tratta dalla pièce Fine mese di Paola Ricorra, adattata dall'autrice, dal regista e - non accreditato - da Aldo De Benedetti) messa in moto da una situazione di disparità sociale: Matarazzo racconta, con un'eleganza di tono che gli permette di evitare facili schematismi e scivolate melodrammatiche, il ruolo centrale del denaro nella società, vero ostacolo alla realizzazione dei sentimenti. In questo senso il personaggio più significativo è il padre della sposa, che cerca di accontentare la figlia simulando la ricchezza che non possiede» (Mereghetti).
 
ore 20.00 Chi è senza peccato...  di Raffaello Matarazzo (1952, 100')
La vita di una povera ragazza è costellata di continue disavventure drammatiche, dalla morte della madre e della sorella ragazza-madre, dalla fuga del fidanzato fedifrago, fino alla prigione. Ma la costanza e la pazienza vengono sempre premiate.
«Il film più sfuggente alla serialità tra i sette del regista con Nazzari e Sanson, è tratto da Lamartine e reinventa il mélo in modo sorprendente» (Germani).
 
domenica 18
ore 16.00 I figli di nessuno di Raffaello Matarazzo (1951, 100')
«Guido, il proprietario di una cava di marmo, ha una relazione con la figlia di un suo dipendente, Luisa. Per evitare che i due si sposino, la madre di Guido lo spedisce in Inghilterra e fa in modo di intercettare tutte le lettere che lui scrive a Luisa. La ragazza, incinta, credendo di essere stata abbandonata, scappa e si rifugia in casa di una contadina dove pensa di crescere il suo bambino. La madre di Guido, però, organizza il rapimento del nipote e le fa credere che il piccolo sia rimasto vittima di un incendio. Disperata, Luisa si chiude in convento, mentre Guido, credendo che la donna che ama sia morta, sposa un'altra» (www.cinematografo.it ). Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, la coppia d'oro del melò all'italiana.
 
ore 18.00 L'angelo bianco di Raffaello Matarazzo (1955, 100')
Il seguito de I figli di nessuno. L'ingegnere Guido Carani si innamora di Lina, una ragazza che assomiglia in modo straordinario a Luisa, da cui anni prima aveva avuto un figlio, Bruno, morto prematuramente. Lina, dopo essere stata coinvolta in una rapina, finisce in carcere e muore per colpa delle percosse delle compagne di cella. Lina prima di morire da alla luce un figlio e decide di chiamarlo Bruno, su consiglio di una suora, e dietro la cui identità si nasconde Luisa. «Straordinario "rimontaggio" del canovaccio di Rindi già diretto dal regista in un primo film, è tra i più spinti dei magnifici sette con Nazzari-Sanson e riprende sorprendentemente l'immagine dei "corpi ritrovati in un ultimo abbraccio" che Rossellini filmò a Pompei» (Germani).
 
ore 20.00 La nave delle donne maledette di Raffaello Matarazzo (1953, 94')
Una nobildonna commette un infanticidio, ma del crimine è accusata un'altra ragazza che viene deportata, con altre condannate, nelle colonie del Nuovo Mondo. «Melodramma barocco e sensuale, ispirato al romanzo di Léon Gozlan Histoire de cent-trente femmes (sceneggiato da Aldo De Benedetti e, non accreditati, il regista ed Ennio De Concini), il film affronta il tema dell'ingiustizia con una carica erotica inusitata per i tempi: le scene in cui le prigioniere si ribellano e convincono la ciurma a unirsi a loro con argomenti tutti femminili ha fatto sognare molti spettatori […]. Eccessivo e claustrofobico, questo film incrina la visione "consolatoria" dell'opera di Matarazzo, mettendo in scena l'erotismo come forza eversiva e libertaria e filmandolo con uno stile insolitamente ridondante e compiaciuto (i primi piani delle scollature) "cui dà corpo una fotografia dai colori cupi, netti e forti, anche questi decisamente di un tono sopra il reale" (Aprà) […]. L'eccentricità del soggetto - dichiaratamente "antiborghese" - e l'originalità della regia hanno giustificato negli anni successivi letture altrettanto eccentriche» (Mereghetti).
 
 
 
 

 

 

 

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