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Cineteca Classic: Rainer Werner Fassbinder
02 Aprile 2013 - 02 Aprile 2013
Sicuramente tra i registi più geniali, sorprendenti e prolifici del cosiddetto Nuovo cinema tedesco. Ha iniziato la sua attività nel gruppo dell’Action Theater per poi essere tra i fondatori dell’Antitheater. Dalla fondazione di questo collettivo sono nati anche i suoi primi film come regista. «Forte è nel cinema di Fassbinder l’influenza della nouvelle vague francese e del cinema classico americano: Jean-Luc Godard e Douglas Sirk. L’azione segue accentuati schemi melodrammatici, mediati tuttavia dalla consapevolezza e dall’esibizione dell’artificio e della teatralità della messa in scena. Protagonista è spesso un sottobosco di prostitute, mediocri delinquenti, immigrati […]. Nel periodo più recente l’ambientazione si è fatta di preferenza borghese, con più marcate incursioni in una sorta di colto kitsch» (Lorenzo Quaresima). «Autore eccessivamente prolifico, estremamente eclettico, Fassbinder nascondeva forse dietro la sua frenesia e il suo pessimismo il disprezzo e l’orrore che provava per la vita. Al contempo, intellettuale lucido e coerente artista “naturale” (e geniale), trova nelle proprie esperienze, nella vita associativa contemporanea e nella riflessione su un passato ancora recente, anche se non vissuto in prima persona, l’ispirazione per una poetica e uno stile molto personali che, partendo dal modernismo di J.-L. Godard e J.-M. Straub, recuperano il classicismo del cinema del passato (e i suoi generi), in una rielaborazione e in un sentire più adeguati al suo tempo» (Gianni Canova, a cura di, Enciclopedia del cinema, Garzanti, Milano, 2009).
 
ore 17.00
Un anno con 13 lune (In einem Jahr mit 13 Monden, 1978)
Regia: Rainer Werner Fassbinder; soggetto, sceneggiatura e fotografia: R.W. Fassbinder; musica: Gustav Mahler, Peer Raben, Nino Rota; montaggio: R.W. Fassbinder; interpreti: Volker Spengler, Ingrid Caven, Gottfried John, Elisabeth Tissenaar, Eva Mattes, Lilo Pempeit; origine: Germania Occidentale; produzione: Tango Film e Project Filmproduktion per la Filmverlag der Autoren; durata: 114′
«Gli ultimi 5 giorni prima del suicidio del transessuale Elvira/Erwin che rievoca il suo passato. Colpito dal suicidio, avvenuto nell’estate del ’78, dell’amico/amante Armin Meier, Fassbinder lo girò in 25 giorni, curandone anche la fotografia. Meditazione sulla liceità del suicidio, è uno dei suoi film più sconsolati, personali e aspri contro la società. Da citare almeno la sequenza del mattatoio e quella in cui la protagonista è costretta a parodiare un film di Jerry Lewis. Il titolo si riferisce alla credenza che negli anni lunari con 13 lune (tra cui il 1978) le persone molto sensibili sono soggette a profonde depressioni» (Morandini).
 
ore 19.00
Querelle de Brest (Querelle, 1982)
Regia: Rainer Werner Fassbinder; soggetto: dal romanzo omonimo di J. Genêt; sceneggiatura: Burkhard Driest, Kurt Raab, R.W.Fassbinder; fotografia: Josef Vavra, Xaver Scharzenberger; scenografia: Rolf Zehetbauer; costumi: Barbara Baum, Monika Jacobs; musica: Peer Raben; montaggio: Juliane Lorenz, R.W. Fassbinder; interpreti: Brad Davis, Franco Nero, Jeanne Moreau, Laurent Malet, Hanno Pöschl, Günther Kaufmann; origine: Francia/Belgio/Germania; produzione: Planet Film Gmbh, Gaumont, Albatros Filmproduktion, Opera Film Production; durata: 106′
Il marinaio Querelle (derivato da “macquerelle”, versione effeminata di “macquereau”, in italiano “magnaccia”) è dotato di un fascino irresistibile, che non lascia insensibile il tenente Seblon, suo superiore. Sceso nel porto di Brest, Querelle rivede in un famoso bistrot-bordello suo fratello, a cui ruba l’amante, Lysiane. In cerca di un’identità che va disperatamente inseguendo nell’esperienza di ogni nefandezza, è preso in un turbine tetro di fascino ed odio, amore ed infamia, che lo porta ad intessere pericolose tresche con il padrone del sordido locale, con un assassino… «Each Man kills the Thing He loves. Come un relitto scampato al naufragio della barca che lo portava, Querelle è arrivato sugli schermi europei pochi mesi dopo la morte dell’autore. Preceduto e seguito da clamori scandalistici a causa del tema e di alcune sequenze audaci, Querelle rischia purtroppo d’inchiodare il nome di Fassbinder a una fama di “autore maledetto” solo in parte vera. […] Girandolo, Fassbinder sosteneva che avrebbe dovuto essere un film “che si può leggere come un libro”. Si pensa allora subito alla grande trascrizione dalla letteratura, Effi Briest. Ma in Effi Briest c’era un testo perfettamente misurato e l’arte olimpicamente equilibrata di Fontane; con Querelle abbiamo invece a che fare con un romanzo-caleidoscopio, che sussulta verso la fine con una girandola di eventi e di pensieri. Fassbinder, per la stessa natura del romanzo, ha dovuto far quadrare le proprie ossessioni con quelle originali di Genêt» (Ferrario).

 

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