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Mario Camerini, un regista senza tempo
19 Aprile 2012 - 22 Aprile 2012
In questa storia del cinema italiano che la Cineteca Nazionale scrive, e riscrive, giorno per giorno, attraverso la programmazione del Cinema Trevi, non poteva non trovare spazio un regista come Mario Camerini, l’autore per eccellenza, insieme ad Alessandro Blasetti, del periodo che va dal 1930 al 1945; ovvero il cinema del Ventennio, stretto tra il muto e il neorealismo, oggetto di studi sempre più approfonditi, ma ancora da esplorare per coglierne appieno influenze e originalità. Ne è un esempio significativo il primo film proposto in rassegna, Je vous aimerai toujours, versione francese di T’amerò sempre, opera del 1933, di cui a distanza di dieci anni lo stesso Camerini realizzerà un remake, con lo stesso titolo. In un contesto sociale e politico di chiusura autarchica, il cinema italiano dell’epoca è invece un cinema aperto, che dialoga con se stesso e con le altre cinematografie, creando film doppi, tripli, artifici (le commedie pseudo-ungheresi), sovvertimenti, reiterazioni, spunti per il cinema a venire, utilizzando il meccanismo della fuga dalla realtà per raccontare, indirettamente, la stessa. Come ha scritto nel 1932 il futuro regista Raffaello Matarazzo, «lo stile cinematografico di Mario Camerini possiamo ormai ritenerlo fatto apposta per farci vedere come attraverso un cannocchiale continuamente capovolto le vicende della vita. Quello che era piccolo diventa grande; ciò ch’è grande si rimpicciolisce, da qui scaturiscono armonia ed equilibrio: i fattori unici dell’arte di Camerini». Il cinema capovolto, che solo in prossimità della caduta del fascismo con Fari nella nebbia di Franciolini, Ossessione di Visconti e pochi altri film, comincerà nuovamente a guardare frontalmente la realtà, preannunciando il neorealismo, di cui lo stesso Camerini sarà protagonista, un po’ ai margini (proponiamo in questa rassegna Due lettere anonime, forse il suo capolavoro mancato, in un’impari confronto con Roma città aperta). Ma già lo stesso Come le foglie, altro film in programma, è un film “eversivo”, per usare l’aggettivo caro allo studioso cameriniano Sergio Grmek Germani, ma la censura non se accorse: «un film magnificamente fuori tempo». Come il cinema di Camerini, che ha anticipato la modernità con Rotaie, ha giocato con la realtà durante il fascismo, bilanciando avvicinamento e allontanamento dall’obiettivo, per poi ritrovarsi nel dopoguerra spiazzato, a rincorrere un cinema che andava in molteplici direzioni, molte le ha percorse, senza però riuscire a incidere sul tempo cinematografico, non essendo più attuale. E il Camerini inattuale è protagonista di alcuni film di questa breve rassegna, sperando in un futuro immediato di poter ritornare sugli altri titoli della sua lunga filmografia.
Le dichiarazioni e le recensioni contenute nelle schede sono tratte dal libro a cura di Arnaldo Colasanti e Ernesto Nicosia, Mario Camerini: la nascita della modernità, Gli archivi del ‘900, Roma, 2011.
 
giovedì 19
ore 17.00
Je vous aimerai toujours (1933)
Regia: Mario Camerini; soggetto: M. Camerini; sceneggiatura: Guglielmo Alberti, Ivo Perilli; fotografia: Ubaldo Arata; scenografia: Gastone Medin; musica: Ezio Carabella; montaggio: Fernando Tropea; interpreti: Lisette Lanvin, Henri Marchand, Alexandre D’Arcy, Robert Pizani, Rachel Devyris, Mary Serta; origine: Italia; produzione: Cines; durata: 76′
«Una ragazza, sedotta e poi abbandonata da un giovane aristocratico, ha avuto da lui una bambina; riesce a sopravvivere abbastanza decorosamente lavorando in un raffinato negozio di profumeria. Nello stesso negozio lavora un timido ragioniere che si sente attratto dall’aria seria e distaccata della fanciulla e che riesce finalmente ad esternarle i suoi sentimenti» (Lancia). T’amerò sempre «è stato la massima rivelazione della prima riscoperta cameriniana […]. La sua massima bellezza mi sembra risiedere nella molteplicità dei punti di fuga: le due sequenze d’amore (di dichiarazione d’amore, inversa alla seduzione di altri film o di quella che matarazzianamente torna dal passato in questo film stesso) sono sequenze in cui i protagonisti tendono a uscire dal film, inseguiti dalla camera del divino Arata». Je vous aimerai toujours: «Da rivedere, sembra già anticipare i rovesciamenti del remake più tardo [1943, n.d.r.]» (Germani).
Versione originale con i sottotitoli in italiano – Ingresso gratuito
 
ore 19.00
Come le foglie (1934)
Regia: Mario Camerini; soggetto: dall’omonima commedia di Giuseppe Giacosa, sceneggiatura: Ercole Patti, Ivo Perilli; fotografia: Massimo Terzano; scenografia: Guido Fiorini; musica: Ezio Carabella; montaggio: Fernando Tropea; interpreti: Isa Miranda, Mimì Aylmer, Nino Besozzi, Cesare Bettarini, Ernesto Sabbatini, Romolo Costa; origine: Italia; produzione: Ici; durata: 82′
«Un industriale, sposato ad una donna eccentrica e snob, padre di due figli, subisce un tracollo finanziario che lo costringe a ridimensionare drasticamente il proprio tenore di vita. La moglie e il figlio, viziato e prepotente, non accettano questo nuovo stati; la figlia è vicina al padre e al nuovo modo di vivere» (Lancia). «Seppur ancora datato in certi procedimenti (i giochi di montaggio) è uno dei film di Camerini più magnificamente fuori dal tempo. Il rapporto tra piani ravvicinati (figure borghesi) e sfondi proletari che li mettono in discussione lo rende più eversivo del film precedente [Il cappello a tre punte, n.d.r.], anche se questo non ha subito censure mentre l’altro è uscito tagliato solo l’anno successivo» (Germani).
venerdì 20
ore 17.00
Il grande appello (1936)
Regia: Mario Camerini; soggetto: M. Camerini, Mario Soldati; sceneggiatura: M. Camerini, Piero Solari, M. Soldati, [Ercole Patti non accreditato]; fotografia: Massimo Terzano, Ferdinando Martini, Domenico Scala; scenografia: Gino Franzi; musica: Annibale Bizzelli; montaggio: Fernando Tropea; interpreti: Camillo Pilotto, Roberto Villa, Lina D’Acosta, Guglielmo Sinaz, Bruno Smith, Pietro Valdès; origine: Italia; produzione: Artisti Associati; durata: 85′
«A Gibuti, Africa Orientale: il gestore di un albergo nella cittadina africana viene a conoscenza che il proprio figlio è radiotelegrafista in prima linea sul fronte abissino. Il padre raggiunge il figlio con la speranza di condurlo con sé, ma il giovane ha saputo della complicità del genitore nel contrabbando di armi con i nemici e si rifiuta di seguirlo» (Lancia). «”Con Patti e Soldati abbiamo fatto il film per rompere il disco di Giovinezza” dice Camerini, e dice la verità. Che il seguito del film, dopo quella sequenza, ceda alla propaganda e a un mélo stereotipato è quasi una valorizzazione del gesto eversivo che conclude la parte iniziale. Film dell’impari scontro tra autore e ideologia, che lo rende didascalico […]. Si conosce l’immaginario fascista della giovinezza tra squadrismo e impresa coloniale, riassumentesi nei versi di quella canzone, mentre Camerini prolungava nei suoi film l’esperienza della giovinezza perduta nella prima guerra mondiale, che aveva fatto precipitare molti suoi personaggi nel dramma dell’invecchiamento e in fragili ritorni di giovinezza. Per quanto irrisolto, questo film propagandistico è fondamentale per rendere trasparente l’opera di Camerini» (Germani).
 
ore 19.00
Due lettere anonime (1945)
Regia: Mario Camerini; soggetto: Ivo Perilli; sceneggiatura: M. Camerini, Carlo Musso, Nino Novarese, I. Perilli, Turi Vasile; fotografia; Massimo Terzano; scenografia: Gastone Medin; musica: Alessandro Cicognini; montaggio: Baccio Bandini; interpreti: Clara Calamai, Andrea Checchi, Carlo Ninchi, Otello Toso, Dina Sassoli, Giovanna Scotto; origine: Italia; produzione: Lux Film, Ninfa Film; durata: 85′
«Roma, 1943. Bruno, di ritorno dal fronte, apprende da una lettera anonima che la sua fidanzata Gina ha una relazione con Tullio, impiegato in una tipografia dove lavorano entrambi. La tipografia viene requisita dai tedeschi. Tullio collabora con loro, denunciando gli operai che vogliono stampare materiale antinazista» (Lancia). «Uno dei film più coraggiosi di tutta la storia del cinema italiano, film senza padrini o partiti alle spalle, testimone della Resistenza senza esserne celebrazione. Evocato anche di recente in un romanzo di Lenzi, resta una di quelle zone veramente segrete del cinema italiano, uno di quei fili del rapporto tra Vaticano e mondo ebraico. […] Col citato film di De Sica [La porta del cielo, n.d.r.] e con Lo sconosciuto di San Marino di Cottafavi e Waszynski, è il film della vera controstoria italiana. È anche il punto d’arrivo delle frequentazioni giornalistiche del cinema cameriniano, ponendo al centro della vicenda la tipografia che stampa clandestinamente. Solo un cineasta segnato dall’esperienza delle guerre poteva compiere un tale atto sovrano verso il suo tempo, che non teme di essere pessimista nel momento dei domani che cantano» (Germani).
 
ore 20.45
La figlia del capitano (1947)
Regia: Mario Camerini; soggetto: dal racconto omonimo di Aleksandr Puskin; sceneggiatura: M. Camerini, Carlo Musso, Mario Monicelli, Ivo Perilli, Steno; fotografia: Aldo Tonti; scenografia: Piero Filippone; costumi: Maria De Matteis; musica: Fernando Previtali; montaggio: M. Camerini, Giuliana Attenni; interpreti: Amedeo Nazzari, Irasema Dilian, Cesare Danova, Vittorio Gassman, Aldo Silvani, Ave Ninchi; origine: Italia; produzione: Lux, R.D.L.; durata: 101′
«In uno sperduto avamposto della Russia di Caterina II, un giovane ufficiale si innamora, ricambiato, della figlia del suo capitano che è corteggiata spudoratamente da un altro ufficiale, meschino e inetto. Quando le orde del ribelle Pugaciov attaccano il forte conquistandolo e uccidendo quasi tutti i componenti, si salvano in pochi, tra cui il vile ufficiale» (Lancia). «Camerini decide di uscire davvero dal tempo, e realizza uno dei suoi massimi capolavori» (Germani).
 
sabato 21
ore 17.00
Il brigante Musolino (1950)
Regia: Mario Camerini; soggetto: Antonio Leonviola, Mario Monicelli, Steno; sceneggiatura: Franco Brusati, M. Camerini, Ennio De Concini, Ivo Perilli, Vincenzo Talarico, [Antonio Leonviola, M. Monicelli, Steno, non accreditati]; fotografia: Aldo Tonti; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Dina Di Bari; musica: Enza Masetti; montaggio: Adriana Novelli; interpreti: Amedeo Nazzari, Silvana Mangano, Umberto Spadaro, Guido Celano, Nino Pavese, Rocco D’Assunta; origine: Italia; produzione: Ponti-De Laurentiis; durata: 94′
«L’operaio calabrese Musolino ha una situazione conflittuale con la mafia locale. È così malvisto che quando viene uccisa una persona importante, i mafiosi pagano alcune persone affinché giurino che il colpevole è proprio l’operaio» (Lancia). «Prolunga la forza di alcuni film precedenti ma con qualche indebolimento» (Germani).
 
ore 19.00
Moglie per una notte (Baciami stupido) (1952)
Regia: Mario Camerini; soggetto: dalla commedia L’ora della fantasia di Anna Bonacci; sceneggiatura: Franco Brusati, M. Camerini, Paolo Levi; fotografia: Aldo Giordani; scenografia e costumi: Flavio Mogherini; musica: Alessandro Cicognini; montaggio: Adriana Novelli; interpreti: Gino Cervi, Gina Lollobrigida, Nadia Gray, Armando Francioli, Paolo Stoppa, Paolo Panelli; origine: Italia; produzione: Rizzoli & C.; durata: 82′
«Un giovane musicista cerca di ottenere la raccomandazione di un potente uomo politico per farsi conoscere professionalmente. Lo invita pertanto a trascorrere una serata a casa sua, ingaggiando una “donnina di facili costumi” che si farà corteggiare spudoratamente. Equivoci, malintesi, inganni, che presto avranno un chiarimento» (Lancia). Con Due mogli sono troppe «il momento più critico dell’opera cameriniana, nonostante il soggetto del secondo film che però distorce la commedia della cugina Bonacci. Camerini sembra aver interiorizzato un ruolo da emarginato dal cinema che conta, d’ora in poi oscillerà tra autoreferenzialità e compiti professionali» (Germani).
 
ore 20.45
Via Margutta (1960)
Regia: Mario Camerini; soggetto: dal romanzo di Ugo Moretti Gente al Babuino; sceneggiatura: Franco Brusati, Ugo Guerra, Ennio De Concini, M. Camerini; fotografia: Leonida Barboni; scenografia: Dario Cecchi, Massimiliano Capriccioli; musica: Piero Piccioni; montaggio: Giuliana Attenni; interpreti: Gérard Blain, Antonella Lualdi, Franco Fabrizi, Yvonne Furneaux, Cristina Gajoni, Spiros Focas; origine: Italia/Francia; produzione: Documento Film, Le Louvre Film; durata: 106′
«Storie incrociate di vari personaggi che si incontrano nella celebre via degli artisti a Roma, persone indifferenti a tutto, vacue nei propositi, superficiali ed insulse. Chi cerca un amore, chi cerca la notorietà, chi cerca l’affermazione e il concretizzarsi dei propri sogni ed anche chi cerca se stesso» (Lancia). «Via Margutta non è certamente il miglior film realizzato da Camerini nel dopoguerra, ma non è neppure, a dispetto dell’ingeneroso giudizio della quasi totalità della critica coeva, l’opera mediocre di un regista ormai vecchio e stanco (giudizio smentito, nei fatti, dal di poco successivo Crimen, senza ombra di dubbio una delle migliori commedie degli anni ’60). […] Un Camerini magari minore, ma non per questo meno ispirato. Il vitellonismo di stampo felliniano che permea Via Margutta è, a ben guardare, perfettamente coerente con la poetica e con l’ideologia cameriniana» (Grattarola).
 
domenica 22
ore 17.00
Crimen (1960)
Regia: Mario Camerini; soggetto: Rodolfo Sonego; sceneggiatura: R. Sonego, Giorgio Arlorio, Oreste Biancoli, Stefano Strucchi, Luciano Vincenzoni; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia e costumi: Piero Gherardi; musica: Pino Calvi; montaggio: Giuliana Attenni; interpreti: Alberto Sordi, Silvana Mangano, Vittorio Gassman, Dorian Gray, Nino Manfredi, Franca Valeri; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Orsay Film; durata: 106′
«Tre coppie di italiani si trovano a Montecarlo attratte dal gioco ma non solo: una coppia vorrebbe restituire una cagnetta smarrita, da loro trovata, alla proprietaria sperando in una ricompensa. Le tre coppie sono coinvolte però, loro malgrado, nell’uccisione della padrona» (Lancia). «In un anno epocale del cinema italiano Camerini firma due film inversi, anche se in partenza parimenti impersonali. Ma nel primo caso [Via Margutta, n.d.r.] rende il film sensibile e personale, nel secondo [Crimen, n.d.r.] si diverte a gareggiare con le maschere dei nuovi divi della commedia all’italiana. Il secondo film lo si vede con piacere superiore al primo, la cui inquietudine è però più rivelatrice, rendendolo davvero l’ultimo Camerini davvero sovrano» (Germani).
 
ore 19.00
Kali-Yug la dea della vendetta (1963)
Regia: Mario Camerini; soggetto: Robert Westerby; sceneggiatura: M. Camerini, Guy Elmes, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Gerald Savory; fotografia: Aldo Tonti; scenografia e costumi: Maurizio Chiari; musica: Angelo Francesco Lavagnino; montaggio: Giuliana Attenni; interpreti: Paul Guers, Lex Barxer, Senta Berger, Sergio Fantoni, Claudine Auger, Roldano Lupi; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: Serena Film, Criterion Film, Eichberg Film; durata: 102′
«In un villaggio dell’India, il dottor Palmer esercita la sua professione cercando di aiutare la misera popolazione ma, ingiustamente accusato di aver assassinato un ufficiale nella residenza del governatore, arrestato, riesce a fuggire per riparare nelle terre del maharajah di Asmabad». «Se non ci fosse il dittico di Lang [La tigre di Eschnapur e Il sepolcro indiano, n.d.r.] se ne godrebbe meglio» (Germani).

 

Date di programmazione