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Cinema Trevi: “Dalla teoria alla pratica. Il cinema di Gianni Puccini e Massimo Mida”.
07 Aprile 2009 - 14 Aprile 2009
 

Come spiegare altrimenti l’oblio che circonda la figura di Gianni Puccini?, Giornalista, critico, traduttore, sceneggiatore di grandissimo talento, divenuto (forse suo malgrado) regista di commedie di costume, ma anche di film d’impegno, è oggi pressoché dimenticato. Bisognerebbe ripartire dall’inizio, riscrivere la storia o forse solamente raccontarla: la storia di un figlio d’arte (suo padre Mario grande scrittore realista, anche lui dimenticato), fratello maggiore di altri due talentuosi personaggi, lo sceneggiatore e regista Massimo Mida e l’ispanista Dario Puccini, che condivise con i suoi familiari e con i grandi protagonisti della scena culturale degli anni Trenta e Quaranta alcune delle esperienze più fervide del nostro Paese. I corsi al nascente Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1935. L’amicizia e collaborazione con Rudolf Arnheim all’Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa, organismo ufficiale della Società delle Nazioni, prima che il grande studioso ebreo fosse costretto a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. La nascita della rivista «Cinema» nel 1936, alla quale collaborarono fra gli altri, per darne la misura dello spessore, Giacomo Debenedetti, Francesco Pasinetti, Corrado Alvaro, Emilio Cecchi, Giuseppe Ungaretti, Mario Praz, Gian Gaspare Napolitano, Mario Soldati, Anton Giulio Bragaglia, Leo Longanesi, Mario Pannunzio, Giuseppe Prezzolini, Giorgio Vigolo, Paolo Monelli. Il gruppo che dalle pagine della rivista «Cinema» cerca di cambiare il corso del cinema italiano, allora in balìa dei telefoni bianchi, e vi riuscirà, sia a livello critico sia, soprattutto, sul campo, con il passaggio alla sceneggiatura e alla regia: oltre a Puccini, Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Michelangelo Antonioni, ma anche figure come Pietro Ingrao, Mario Alicata. Domenico Purificato. L’incontro con Visconti e la famosa, controversa, sceneggiatura di Ossessione, alla quale in molti misero la mano, ma stando ai titoli di testa, è opera di Visconti, Alicata, De Santis e Puccini: il film con quale il “nuovo” irrompe nel cinema italiano, lo spartiacque fra cinema fascista e neorealismo. E poi la vita, quella vera, la Resistenza, il carcere a Regina Coeli il 2 dicembre 1942, insieme al fratello Dario (le bellissime lettere al padre e alla moglie, pubblicate in parte nel bellissimo libro di Ernesto G. Laura, Parola d’autore. Gianni Puccini tra critica, letteratura e cinema, A.N.C.C.I., Roma, 1995), la nomina a direttore di «Cinema» nel fatidico numero datato, significativamente, 25 luglio-18 agosto 1943, quando ancora era in carcere. Il secondo arresto nel marzo 1944. La liberazione e l’attività di critico (vastissima anche in precedenza e di cui qui non si può dare un resoconto dettagliato) a «l’Unità», la direzione di «Film d’oggi», poi i ritratti di costume su «Vie Nuove» e «Paese Sera». Le sceneggiature per i film dell’amico De Santis, fra i quali il capolavoro Riso amaro. Finalmente il passaggio alla regia, antica passione, che gli regalerà però molte amarezze per la difficoltà di realizzare i progetti a cui teneva (impressionanti, per numero e qualità, le proposte che sottoponeva ai produttori in promemoria che andrebbero consegnati a molti produttori attuali a corto di idee), ma anche le gioie per film destinati a rimanere come L’impiegato, L’attico e I sette fratelli Cervi, la sua ultima opera, la più sentita. Il film forse della svolta, ma il 5 dicembre del 1968 Puccini muore improvvisamente a soli cinquantaquattro anni. E, come spesso è accaduto nel cinema italiano, alla morte prematura si è aggiunto il silenzio (colpevole) della critica.
 
Figlio dello scrittore Mario Puccini, fratello del regista Gianni (il suo vero nome è infatti Massimo Puccini; Mida era il cognome della nonna), Massimo Mida si laurea in giurisprudenza e si diploma in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia e, durante gli anni della guerra, presta servizio presso il Centro Cinematografico dell’Aereonautica. Inizia a svolgere attività giornalistica in qualità di critico cinematografico su «Unione Sarda», «Paese Sera», «Cinema», «Bianco e Nero». Esordisce come sceneggiatore collaborando con Roberto Rossellini (Un pilota ritorna, 1942) e negli anni successivi parteciperà al rinnovamento del cinema italiano del dopoguerra, collaborando alla stesura di copioni per film importanti come Paisà, Luci del varietà, Achtung! Banditi! e Europa ’51. Importante è anche la sua attività di documentarista, realizzando cortometraggi su Mafai, Greco, Carrà, Di Vittorio, De Brosses. È anche regista televisivo di programmi come TV7, Almanacco, Incontri, Telescuola, Sprint) e autore di importanti monografie come Roberto Rossellini, La Resistenza nel cinema (con Giovanni Vento) e Dai telefoni bianchi al neorealismo (con Lorenzo Quaglietti). Secondo Roberto Poppi risulta «molto meno interessante il suo approccio col lungometraggio a soggetto, che si esaurisce con alcune prove dichiaratamente commerciali, a esclusione de Il fratello, commosso omaggio al ricordo e ai suoi non sempre facili rapporti col fratello Gianni». Dello stesso parere è lo stesso Massimo Mida che, rispondendo a un articolo di Francesco Bolzoni, scriveva «Ho letto con interesse l’articolo di Francesco Bolzoni I neoregisti di fronte al sistema, dove viene anche fatto il mio nome, a proposito del film Il fratello, che ho realizzato nel 1974 per la Reiac film che l’ha prodotto per la Rai e per l’Italnoleggio, e non ancora programmato. Devo tuttavia fare una precisazione: non sono un esordiente, il termine “neoregista” non mi compete, avevo infatti girato diversi anni fa tre film diciamo così consumistici che poco mi riguardavano; così in questi anni ho preferito dedicarmi al documentario e alla televisione, ma è evidente che il mio silenzio significava anche un ripensamento, denotava una crisi. Cossiché in un certo qual modo posso dire di aver ricominciato daccapo, e in questo senso posso anche accettare la qualifica di neo-regista». A nostro avviso in queste parole è riscontrabile un’eccessiva severità: impossibile non divertirsi con intelligenza nel film a episodi Bianco, rosso, giallo, rosa o non farsi “stordire” dal curioso spy movie psichedelico LSD – Inferno per pochi dollari. Su Massimo Mida studioso risulta molto toccante il necrologio (il regista nato nel 1917 a Falconara Marittima, si è spento a Roma nel 1992) da parte della redazione di «Immagine. Note di storia del cinema»: «Per noi era non soltanto il cronista attento che frequentava i festival per questo o quel giornale, l’autore di preziosi libri sul cinema italiano […], l’amabile rievocatore di tempi andati che ci parlava dello scrittore Mario Puccini, suo padre, della libreria di Ancona, del fratello Gianni cui aveva dedicato il film. Lo consideravamo un testimone da cui attingere, anche se non l’abbiamo mai scambiato per un “anziano”. Durante il nostro ultimo incontro […] avevamo iniziato un discorso sulla rivista “Cinema” anteguerra e sui molti enigmi che quelle pagine ci proponevano. Un giorno prendiamo tutta la collezione – era la nostra proposta – la sfogliamo insieme e tu ci parli delle persone, di come lavoravate, chi si celava sotto lo pseudonimo “A.R. Cades”, come era composto il vostro gruppo […], perché tuo fratello scriveva un celebre articolo poi firmato da Visconti. E allora Massimo, acconsentendo a fare questa ricerca, anticipava un primo aneddoto, minore certamente, ma che lo riportava all’atmosfera in cui si muoveva quel gruppo di giovani. “Gli pseudonimi: uno di noi – raccontò – prendeva il tram dal quartiere Flaminio fino in Prati e così nacque lo pseudonimo Flaminio Prati, dietro al quale si celavano persone diverse, o scritti fatti a più mani. Poi il gioco continuò e inventammo Nomentano Borghi, altra linea tramviaria…”. Il discorso avrebbe potuto continuare, forse spostandosi dagli aneddoti ai confini politici: almeno, queste erano le comuni intenzioni. Avremmo potuto parlare di “Cinema” e di molte altre cose».
 
martedì 7
ore 17.00
I cuori infranti (1963)
Origine: Italia; produzione: Ima film, Incei Film; durata: 91′
Episodio La manina di Fatma
Regia: Vittorio Caprioli; soggetto e sceneggiatura: V. Caprioli, Giuseppe Patroni Griffi; fotografia: Marcello Gatti, musica: Fiorenzo Carpi; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Franca Valeri, Aldo Giuffré, Paola Quattrini, Linda Sini, Dany Paris, Tino Buazzelli.
Episodio E vissero felici
Regia: Gianni Puccini; soggetto: Ettore Scola, Ruggero Maccari; sceneggiatura: Sandro Continenza, G. Puccini, Nino Manfredi; fotografia: Alfio Contini; musica: Fiorenzo Carpi; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Nino Manfredi, Norma Bengell, Gianni Bonagura, Roberto Paoletti, Sandro Bruni, Ilya Lopez.
Nel primo episodio una donna non più giovanissima viene abbandonata dal compagno con cui ha vissuto quindici anni, per una ragazza più giovane e ricca. La donna fa di tutto per impedire il matrimonio fra i due. Nel secondo episodio per far fronte alle necessità economiche di una famiglia con figlio la moglie finisce sul marciapiede, mentre il marito bada alle faccende domestiche. «La manina di Fatma è una bella piccola storia, che onora i primi anni ’60 per inventività, gusto e caratterizzazioni» (Pellizzari). Per quanto riguardo episodio di Puccini «i timbri umoristici e grotteschi, intelligentemente calibrati, e il congruo ritmo della narrazione gli conferiscono […] il valore di un pungente apologo moderno, amaro nella sostanza quanto lieto nella forma» (Savioli).
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 18.45
L’idea fissa (1964)
Regia: Gianni Puccini, Mino Guerrini; soggetto e sceneggiatura: Bruno Baratti, Oreste Biancoli, Eliana De Sabata, Jaja Fiastri, Mino Guerrini, Gianni Puccini, Ennio De Concini; fotografia: Luciano Trasatti, Alfio Contini, Riccardo Pallottini; musica: Marcello Giombini; montaggio: Ornella Micheli; interpreti: Lando Buzzanca, Maria Grazia Buccella, Sylva Koscina, Philippe Leroy, Eleonora Rossi Drago, Aldo Giuffré; origine: Italia; produzione: Panda Cinematografica; durata: 90′
Quattro episodi equamente diretti da Gianni Puccini e Mino Guerrieri, giornalista e pittore (all’interno del movimento Forma 1 che rivoluzionò nel dopoguerra la pittura italiana), divenuto poi regista senza riuscire, anche lui, a esprimere, se non in pochi film (i noir della fine degli anni Sessanta), il proprio talento. Le storie ruotano attorno al sesso nelle sue innumerevoli varianti: prestiti di mogli, tradimenti, prostituzione (sempre per bisogno di soldi), con la leggerezza tipica di quegli anni, in cui l’erotismo è soprattutto l’occasione per sorridere della vita e dei suoi bizzarri protagonisti.
 
mercoledì 8
ore 17.00
I soldi (1965)
Regia: Gianni Puccini; soggetto e sceneggiatura: [Franco] Castellano & Pipolo [Giuseppe Moccia]; fotografia: Alfio Contini; musica: Bruno Canfora; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Enrico Maria Salerno, Umberto D’Orsi, Sylva Koscina, Carlo Giuffré, Riccardo Garrone, Tomas Milian; origine: Italia; produzione: Ima Film, M9 Cinematografica; durata: 91′
Tredici episodi di breve durata sul ruolo del denaro nella nostra società e sui condizionamenti nella vita e nelle azioni delle persone, attraverso le storie di alcuni personaggi fortemente simbolici. Negli anni Sessanta Puccini sperimentò spesso la formula del film ad episodi, doveva poteva riversare la sua grande creatività nel creare storia.
Vietato ai minori di anni 14
 
ore 19.00
Incontro moderato da Alfredo Baldi con Lidia Bednarek Puccini, Sandra Puccini, Callisto Cosulich, Ernesto G. Laura, Carlo Lizzani, Roberto Natale
 
ore 20.30
Morire per vivere (ep. di Racconti a due piazze, 1965)
Regia: Gianni Puccini; soggetto: da un atto unico di Eduardo De Filippo; sceneggiatura: Bruno Baratti, G. Puccini; fotografia: Tonino Delli Colli; musica: Georges Garvarentz; montaggio: Ornella Micheli; interpreti: Margaret Lee, Lando Buzzanca, Franco Parenti; origine: Italia/Francia; produzione: Metheus Film, Alvaro Mancori e Anna Maria Chretien, Cinéurop, Dici France; durata: 20′ circa
Film a episodi (cinque) di coproduzione italo-francese, uno dei quali diretto da uno dei produttori del film, Alvaro Mancori, grande direttore della fotografia e creatore degli studi di produzione Elios con un famoso villaggio western. L’episodio di Puccini racconta la storia di due coniugi napoletani che per sopravvivere inventano una macabra soluzione: si fingono lui morto e lei costretta a prostituirsi per raggranellare i soldi per il funerale. Gli altri episodi sono diretti due da Delannoy e uno da Dupont Midy.
Vietato ai minori di anni 18
 
a seguire
I sette fratelli Cervi (1968)
Regia: Gianni Puccini; soggetto e sceneggiatura: Bruno Baratti, G. Puccini, con la collaborazione di Cesare Zavattini; fotografia: Mario Montuori; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Amedeo Giomini; interpreti: Gian Maria Volonté, Lisa Gastoni, Carla Gravina, Riccardo Cucciolla, Gabriella Pallotta, Renzo Montagnani; origine: Italia; produzione: Centro Film; durata: 105′
La tragica storia dei sette fratelli Cervi che lottarono strenuamente contro il fascismo e furono fucilati. «Ha dovuto passare un quarto di secolo perché si facesse questo film sui sette figli di Alcide Cervi, tante volte annunciato e rimandato nella stagione fervida del neorealismo italiano. E adesso arriva un po’in ritardo. La vicenda dei sette contadini emiliani che furono tra i primi martiri della Resistenza nel dicembre 1943, è narrata a colori per ciò che riguarda i tempi della guerra, in un suggestivo viraggio di bianco e nero per gli avvenimenti rievocati. La preoccupazione maggiore è quella di evitare il tono commemorativo, la facile commozione: e di legare, com’è giusto, il sacrificio finale dei Cervi alle tradizioni di una civiltà contadina oggi ferita a morte. Figlio dello scrittore Mario Puccini, attivo nella critica cinematografica fin dall’anteguerra, Gianni Puccini (classe 1914) ha svolto un’attività di regista quasi sempre al disotto del suo livello d’uomo di cultura. Fa piacere vederlo riapparire con un buon film che è insieme un gesto civile, attuato con la collaborazione di attori e tecnici entusiasti e consapevoli. Da Gian Maria Volontè a Lisa Gastoni, da Carla Gravina a Riccardo Cucciolla, da Renzo Montagnani a Duilio Del Prete, da Eisa Albani ad Andrea Checchi e agli altri interpreti di un cast in maggioranza italiano e professionistico, tutti sono eccellenti. Più felice nella parte rurale che nella descrizione confusa della guerriglia sull’Appennino, I sette fratelli Cerviè destinato a restare nel repertorio come specchio di una bella pagina di vita italiana» (Kezich).
 
sabato 11
ore 17.00
LSD – Inferno per pochi dollari (1967)
Regia: Mike Middleton [Massimo Mida]; soggetto: Tiziano Cortini, Vittorio Orano; sceneggiatura: Bruno Baratti, Odoardo Fiory, M. Mida; fotografia: Silvano Ippoliti; musica: Egisto Macchi; montaggio: Pino Giomini; interpreti: Guy Madison, Franca Polesello, Mario Valgoi, Lucio De Santis, Adriano Micantoni, Lucia Modugno; origine: Italia; produzione: Bema Films; durata: 90′
«L’agente speciale Rex Miller s’infiltra nella ECO, organizzazione che spaccia l’allucinogeno LSD (Lysergic Acid Diethylamide) anche a scopi militari. Scoperto e torturato, finirebbe al cimitero se non lo aiutasse una bella esperta chimica, infiltratasi prima di lui. 1° film psichedelico italiano e uno dei primi a puntare sullo spaccio autarchico. “Le cose migliori sono i numeri dei drogatoni dei bei tempi e, soprattutto, le sequenze con Madison in preda ai deliri da acido.” (Marco Giusti)» (Morandini). Secondo «Cinémonde» LSD – Inferno per pochi dollari «non è dunque un film psicologico sulle conseguenze della droga, ma un vero film d’azione, movimento, pieno d’imprevisti e colpi di scena e […] caso strano, intessuto d’un humour molto intelligente». Verissimo, anche perché il film ha una sequenza iniziale grottesca con due bambini terribili che ricordano da vicino quelli di Reazione a catena. Uno dei due, dopo aver spedito al creatore un adulto, si presenta al pubblico con una frase da fumetto pop: «Mi chiamo Rex Miller: da grande farò l’agente segreto!!!». Il film è conosciuto anche come LSD – Una “atomica” nel cervello o LSD il piacere mortale.
Vietato ai minori di anni 18
 
a seguire
Emilio Greco (1958)
Regia: Massimo Mida; fotografia: Carlo Di Palma; musica: Mario Nascimbene; commento: Enzo Carli; organizzatore generale: Giuliano Montaldo; origine: Italia; produzione: F. Martinelli; durata: 10′
La Catania, contemporanea, descritta da Emilio Greco nella sua autobiografia, è la città della sua formazione, oltre che della sua nascita. Nel corso del suo apprendistato, l’artista fu allievo di un fabbricante di monumenti funebri. L’artista oggi nel suo nel suo studio romano: ritratti femminili, nudi, disegni, schizzi per opere da realizzare. Il commento è di Enzo Carli, soprintendente ai monumenti e alle gallerie di Siena.
 
a seguire
El ghe porti un litro de vin (1964)
Regia: Massimo Mida; fotografia: Giuseppe De Mitri; musica: D. Alberighi; consulenza tecnica: Carlo Ravagnan; origine: Italia; produzione: Topazio film; durata: 9′
Marco Novati è il pittore della Venezia popolare e nascosta. Con una breve testimonianza del pittore che spiega i suoi metodi di lavoro e la sua partecipazione alla vita della Venezia di tutti i giorni nelle osterie. Alla fine immagini di alcune sue opere, specie ritratti maschili, di tipo espressionista.
 
ore 19.00
Bianco, rosso, giallo, rosa (1964)
Regia: Massimo Mida; soggetto e sceneggiatura: Bruno Baratti; collaborazione alla sceneggiatura: Adolfo Cagnacci; fotografia: Marcello Gatti; musica: Piero Umiliani; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Carlo Giuffré, Agnès Spaak, Leopoldo Trieste, Yoko Tani, Anita Ekberg, Maria Grazia Buccella; origine: Italia; produzione: Alma Film; durata: 114′
«Giallo: Anonima suicidi. Un industriale fallito, non avendo il coraggio di suicidarsi, prega un amico – ch’egli crede affiliato ad una associazione di assassini – di ucciderlo su ordinazione. Nell’attesa il candidato alla morte torna ad essere ricco per una fortuita combinazione d’affari. Vorrebbe disdire il lugubre contratto, ma l’amico è introvabile […]. Bianco: Il primo. Un giovane fannullone, sotto l’effetto di una droga, ha un incubo angoscioso: crede d’essere in stato interessante. Rosso: L’incastro. Un veterinario cerca di conquistare, con falsa promessa di matrimonio, un’avvenente contadina. Fugge però a gambe levate quando viene avvertito della sorte riservata dalla donna ai mancatori di parola. Rosa (antico): Veni, vidi, vici. Apollodoro, per sfuggire all’ira di Nerone, si rassegna a sposare una brutta ma ricca vedova, ripromettendosi qualche consolatoria avventura con le giovani schiave di lei» (www.cinematografo.it).
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 21.00
Il fratello (1975)
Regia: Massimo Mida; soggetto: M. Mida; sceneggiatura: M. Mida, Antonio Saguera, Dante Troisi; fotografia: Angelo Bevilacqua; musica: Egisto Macchi; montaggio: M. Mida; interpreti: Riccardo Cucciolla, Gigi Ballista, Laura De Marchi, Lidia Bednarek, Valentino Macchi, Manlio Guardabassi; origine: Italia; produzione: Realizzazioni Indipendenti Autori Cinematografici – R.E.I.A.C. Film, RAI-Radiotelevisione Italiana; durata: 91′
«Marco e Bruno sono fratelli che, sino all’immediato dopoguerra, sono vissuti abbastanza vicini nonostante che il secondo, maggiore in età, dimostrasse un fastidiosa superiorità. Entrambi registi cinematografici e politicamente impegnati, i due si sono staccati durante un periodo di crisi ideologica, nel corso della quale hanno scelto posizioni diverse; nel medesimo tempo Marco ha abbandonato il cinema ove Bruno, invece, è divenuto famoso. La vicenda inizia mentre Marco, insicuro di tutto, si è dato con insuccesso all’insegnamento in una scuola media di borgata; e, inoltre, separato dalla moglie, tiene una relazione piuttosto burrascosa anche con la polacca Grazyna. Avendo saputo dai giornali che Bruno è stato ricoverato in clinica, Marco accorre con la speranza di riprendere contatto con lui e con la cognata Rita. Viene incaricato dal malato di portare a termine un suo film; ma trova ostacoli nel produttore» (www.cinematografo.it).

 

martedì 14
ore 17.00
Carmela è una bambola (1958)
Regia: Gianni Puccini; soggetto: Bruno Baratti, Sandro Continenza, Marcello Coscia; sceneggiatura: B. Baratti, S. Continenza, M. Coscia, G. Puccini, Dino Verde; fotografia: Mario Montuori; musica: Giorgio Fabor; montaggio: Gabriele Varriale; interpreti: Nino Manfredi, Marisa Allasio, Ugo D’Alessio, Gianrico Tedeschi, Carlo Taranto, Flaminia Jandolo; origine: Italia; produzione: Produzioni Associate Agliani-Mordini; durata: 85′
Carmela è innamorata di Totò, ma il padre vuole che sposi il barone Prospero. Sulle note della canzone ‘A sonnambula, cantata da Sergio Bruni, il cui successo ha dato origine al film, ogni notte raggiunge la camera di Toto: uno psicanalista interpreta il caso di sonnambulismo come un espressione dell’inconscio e… del cuore. Simpatica commedia regionale che punta tutto sulla bellezza dell’Allasio, la simpatia di Manfredi e la giusta dose di folklore campano, con tanto di costiera amalfitana.
Copia proveniente dalla Cineteca Griffith di Genova – Ingresso gratuito
 
ore 19.00
Amore in 4 dimensioni (1964)
Regia: Massimo Mida [Puccini], Jacques Romain, Gianni Puccini, Mino Guerrini; musica: Franco Mannino; montaggio: Franco Fraticelli; origine: Italia/Francia; produzione: Adelphia Cinematografica, France Cinéma Production; durata: 98′
Episodio Amore e alfabeto
Regia: Massimo Mida [Puccini]; soggetto e sceneggiatura: M. Mida; fotografia: Carlo Di Palma; interpreti: Carlo Rame, Carlo Giuffré, Carlo Bagno, Camillo Milli, Lando Buzzanca, Renato Terra Caizzi.
Episodio Amore e arte
Regia: Gianni Puccini; soggetto e sceneggiatura: G. Puccini; fotografia: Tonino Delli Colli, interpreti: Philippe Leroy, Elena Martini, Alberto Bonucci, Fabrizio Capucci.
Episodio Amore e morte
Regia: Mino Guerrini; soggetto e sceneggiatura: M. Guerrini; fotografia: Tonino Delli Colli; interpreti: Alberto Lionello, Michèle Mercier.
Quattro variazioni sul tema dell’amore, centrale nel cinema italiano anni Sessanta, ma ancora qui incentrato nella prospettiva dell’uomo sempre in cerca di avventure, mentre la donna, che nei film di Pietrangeli e L’attico dello stesso Puccini viene svelata in una dimensione più intima e profonda, è una «creatura del tutto sprovvista di intelligenza e interamente in funzione delle linee curve del suo corpo. Ha la moralità di un gatto e appartiene al genere umano solo per caso accidentale». Giudizio duro di Vicini su «Noi donne», ma che ben delinea l’immagine della donna in molto cinema italiano di quegli anni.
 
ore 21.00
Ballata da un miliardo (1966)
Regia: Gianni Puccini; soggetto: Walter Navarro; sceneggiatura: Bernardo Bertolucci, Bruno Baratti, G. Puccini; fotografia: Mario Parapetti; musica: Marcello Giombini, Luis Enriquez Bacalov; montaggio: Luciano Benedetti; interpreti: Ray Danton, Gianna Serra, Jacques Herlin, Aldo Berti, Clara Bron, Aldo Bufi Landi; origine: Italia; produzione: Telecine Produzioni Augusta; durata: 89′
Un gangster espulso dagli Stati Uniti viene contattato da alcuni colleghi italiani che vogliono fare un colpo al Casinò di Saint Vincent, ma lui ha messo la testa a posto. «Se gli ingredienti sono quelli tipici del “thriller”, il tono è umoristico, sino al burlesco e imprevedibile finale» (Laura). Sceneggiatura di Bertolucci e di Bruno Baratti, a lungo collaboratore di Puccini, prima di esordire alla regia con La donna a una dimensione (1969).
 
Date di programmazione