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Cinema Trevi: Fantafestival XXIX edizione: omaggio a Carlo Rambaldi
26 Giugno 2009 - 28 Giugno 2009

Carlo Rambaldi è universalmente conosciuto. Il suo nome è noto non solo agli addetti ai lavori, ma anche al grande pubblico. È ammirato e stimato in ogni parte del mondo: tutti amano le sue creazioni, che sembrano creature viventi, più che perfetti robot radiocomandati.

L’artista, nato a Vigarano Mainarda nel 1925, lavora nel mondo del cinema da oltre 45 anni e grazie alle sue creature fantastiche ha vinto tre premi Oscar: nel 1977 per King Kong di John Guillermin, nel 1980 per Alien di Ridley Scott e nel 1983 per E.T. di Steven Spielberg. Rambaldi ha fornito un fondamentale contributo a quell’immaginario fantastico che ha caratterizzato il cinema mondiale degli ultimi cinquant’anni; nel suo carniere ha più di 80 opere che appartengono ai più svariati generi di entertainment. Uomo d’arte e di ingegno, è uno degli ingranaggi basilari di quel cinema d’effetto con cui non si intendono solo i film pieni di effetti speciali, ma soprattutto quelli che riescono a suscitare grandi emozioni, spesso indimenticabili.
Rambaldi si è «devoluto al servizio del cinema», per usare le sue parole, senza fare distinzioni fra i generi e le possibilità che gli venivano offerti, convinto che il cinema sia innanzitutto un mezzo di conoscenza dedicato al comune spettatore, prima che al critico o all’esperto del settore. Un uomo carismatico che ha alle spalle un passato come pittore, scultore, chimico, fisico, studioso di anatomia, ingegneria, architettura e meccanica, e che è riuscito a far confluire tutte le sue conoscenze nel settore degli FX, gli effetti speciali. Rambaldi è stato capace di fondere arti e mestieri del passato con tecniche, materiali e forme del presente, arrivando ad illuminare il grande schermo con personaggi di un plausibile futuro. È evidente quanto l’artista si ispiri alla natura, sospinto dalla volontà di imitarla il più fedelmente possibile, e destinato spesso addirittura a superarla, come succedeva a Leonardo Da Vinci, il genio che Rambaldi tanto ama. È un creatore di bellissime illusioni, la cui fama procede di pari passo con quella di un’altra magnifica illusione chiamata cinema, e la sua opera è destinata a vivere anche fuori dal cinema. Perfezionista, motivato a migliorare se stesso, a rendere le sue creature sempre più convincenti, rifinite, spettacolari, ha successo sia quando si impegna a riprodurre la realtà, sia quando si ingegna a dare forma, corpo, spirito e vita alla sua fantasia. Ed è proprio dal sodalizio fra realtà e fantasia che nascono i suoi capolavori più acclamati. Durante la sua carriera gli sono stati tributati premi e riconoscimenti, è stato protagonista di mostre e monografie. Il Fantafestival non poteva non ricordare e premiare la carriera e le creazioni di un simile artista.
Il Fantafestival, diretto da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli, è promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema, dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e dalla Regione Lazio. L’omaggio a Carlo Rambaldi nasce dalla collaborazione della Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia con il Fantafestival.
Per ulteriori informazioni www.fanta-festival.it.
 
venerdì 26
ore 17.00
Diabolik (1968)
Regia: Mario Bava; soggetto: Angela e Luciana Giussani, Dino Maiuri, Adriano Baracco; sceneggiatura: D. Maiuri, A. Baracco; fotografia: Antonio Rinaldi; musica: Ennio Morricone; montaggio: Romana Fortini; interpreti: John Philip Law, Marisa Mell, Michel Piccoli, Adolfo Celi, Claudio Gora, Terry Thomas; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Marianne Productions; durata: 101′
Trasposizione cinematografica del celebre fumetto delle sorelle Giussani. L’ispettore Ginko dà la caccia a Diabolik che, con l’aiuto di Eva Kant, ha rubato dieci milioni di dollari. Bava non ne aveva un grande ricordo (anche perché i tempi di lavorazioni, particolarmente lunghi, erano inusuali per lui): «Per Diabolik avevo a disposizione pochissimi mezzi, l’ho finito con circa duecento milioni di spesa, un’inezia. Si figuri che ho dovuto arrangiarmi a inventare tutto con i trucchi perché la produzione non mi forniva niente, ma proprio niente. Ha visto la capanna di Diabolik in campagna, il suo rifugio, il laboratorio, l’autorimessa…? Le giuro, erano tutti modellini, fotografie che io ritagliavo al momento, improvvisando per rimediare allo squallore della scena e incollavo su un vetro davanti alla macchina da presa». Invece Dino De Laurentiis che produsse il film serba un grande ricordo del regista: «Diabolik era uno di quei film che senza gli effetti speciali non si sarebbe potuto realizzare. All’epoca non c’era la tecnologia che c’è oggi, per esempio la computer animation, che ci consente di fare quasi tutto. All’epoca era necessario usare la fantasia e scelsi Mario Bava perché aveva quest’eccezionale capacità nel realizzare gli effetti speciali. Era un grande professionista e riusciva a risolvere problemi complessi in chiave tecnica con un’agilità eccezionale».
 
ore 19.00
La vendetta di Ercole (1960)
Regia: Vittorio Cottafavi; soggetto: Marco Piccolo; sceneggiatura: Marcello Baldi, Duccio Tessari, Mario Ferrari, Archibald Zandis; fotografia: Mario Montuori; musica: Alessandro Derewitsky; montaggio: Maurizio Lucidi; interpreti: Mark Forest, Broderick Crawford, Gaby André, Renato Terra Caizzi, Federica Ranchi, Ugo Sasso; origine: Italia/Francia; produzione: Produzione Cinematografica, Produzione Gianni Fuchs, Comptoir Français du Film Production; durata: 90′
«Maledetto dagli dei per colpa di Cerbero, Ercole deve affrontare Eurito, tiranno di Ecalia, che si oppone con perfidi intrighi all’amore nato tra sua figlia Thea e Illo, figlio dell’eroe. Quando il tiranno fa rapire sua moglie Deianira, Ercole si scatena: cadranno le mura della città» (Morandini). «La vendetta di Ercole, una coproduzione italo-francese, nacque sulla scìa del successo dei precedenti Ercoli – primo fra tutti Le fatiche di Ercole di Pietro Francisci che aveva trionfato nella stagione cinematografica 1956-1957 -, dopo che Cottafavi aveva abbandonato il set di Le vergini di Roma, un film “romano” che aveva iniziato a girare in Jugoslavia […]. Cottafavi, da par suo, si destreggia tra le scenografie fantastiche e grandiose facendo muovere i suoi personaggi da gran maestro, usando la macchina da presa con quella scioltezza e quella abilità che gli sono state sempre riconosciute» (Rondolino). Trucchi (per le creature di Cerbero e Polimorfeo) di Carlo Rambaldi.
 
ore 20.40
Incontro con Carlo Rambaldi
 
a seguire
Profondo rosso (1975)
Regia: Dario Argento; soggetto e sceneggiatura: D. Argento, Bernardino Zapponi; fotografia: Luigi Kuveiller; musica: Giorgio Gaslini, Goblin; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti e personaggi: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Clara Calamai, Glauco Mauri, Eros Pagni; origine: Italia; produzione: Seda Spettacoli, Rizzoli Film; durata: 130′
«Se l’estrema ambizione di Dario Argento è di restituire ai reduci dai suoi spettacoli il gaudio di sobbalzare a ogni scricchiolio, di guardare sotto il letto e raddoppiare la dose di tranquillante, il “terrorista” del cinema italiano può dirsi contento. Era infatti un bel po’ che un film non prendeva altrettanto allo stomaco e popolava i nostri sonni di incubi così barbari. Perché Profondo rosso è malfermo e tutto epidermico, ma al traguardo della paura va molto vicino: la ragione scalpita, e indispettisce sentirsi coinvolti in un cervellotico congegno, e tuttavia il cuore batte più svelto. Mamma mia, che impressione. Il fattaccio comincia a una seduta di parapsicologia, dove una signora “sente” i pensieri cattivi di un criminale. La poverina ha tanta ragione che dopo poco sente anche spaccarsi la testa da un’accetta. Chi sarà mai l’assassino? Mentre la polizia si gingilla, Marcus, un pianista inglese di jazz che lo ha intravisto, ma non è in grado di riconoscerlo, si intestardisce a scoprirlo, insieme con una giornalista in cerca del solito colpo, tal Gianna. È ovviamente un cacciarsi nei guai» (Grazzini). Effetti speciali di Carlo Rambaldi.
Vietato ai minori di anni 14 – Ingresso gratuito
 
sabato 27
ore 17.00
La via dei babbuini (1974)
Regia: Luigi Magni; soggetto e sceneggiatura: L. Magni; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Pippo Franco, Catherine Spaak, Fabio Garriba, Lionel Stander, Gabriele Grimaldi, Lorena Papis; origine: Italia; produzione: Nuova Cinematografica; durata: 105′
«Una giovane donna parte per l’Africa per assistere il padre gravemente ammalato. Dopo la sua morte, invece di rientrare in patria si unisce ad un tipo stravagante che vive poveramente; scomparso drammaticamente il nuovo amico, si rifiuta di tornare col marito (che l’ha raggiunta) per seguire la “via dei babbuini”, simbolo del ritorno alla natura» (Farinotti). Con La via deiBabbuini (1974) Magni si stacca, provvisoriamente e forse provocatoriamente, da Roma. Le sue dichiarazioni centrano il cuore della questione: «Perché Magni ha scelto l’Africa? “Perché nonostante tutto io odio Roma. – dice – I produttori mi chiamano nella speranza di ripetere il successo di Nell’anno del Signore, accidenti a quando l’ho fatto, ma io non posso mica morire a piazza del Popolo”». «La via dei babbuini di Luigi Magni, che si potrebbe anche definire la via italiana al naturismo, cioè la via del ritorno alla natura primigenia, individuata nella foresta vergine, in ciò che ancora rimane d’intatto e d’incorrotto nell’Africa sempre meno inesplorata» (Dario Zanelli).
 
ore 19.00
Il mostro è in tavola… Barone Frankestein (1974)
Regia: Paul Morrissey; soggetto: P. Morrissey; sceneggiatura: Tonino Guerra P. Morrissey; fotografia: Luigi Kuveiller; musica: Claudio Gizzi; montaggio: Franca Silvi; interpreti: Joe Dallesandro, Monique Van Vooren, Udo Kier, Arno Juerning, Srdjan Zelenovic, Dalila di Lazzaro; origine: Italia/Francia; Compagnia Cinematografica Champion, Yanne et Rassam, Andy Warhol Presentation; durata: 95′
Il barone Frankestein vuole generare la razza perfetta accoppiando due esseri di sua creazione, ma loro non ne vogliono sapere. «Prodotto da Carlo Ponti e Jean-Pierre Rassam, venne girato in coppia con Dracula cerca sangue di vergine e… morì di sete!!! dal clan di Warhol in transferta italiana: il papa della pop art ci mise solo il nome. In Italia il film […] è circolato – come il suo gemello – con la paternità di Anthony M. Dawson (cioè Antonio Margheriti), supervisore cui pare si debbano soltanto le sequenze gore (gli effetti sono di Carlo Rambaldi), pensate in 3-D e tagliatissime dalla vecchia edizione italiana (in cui risulta accreditato anche Tonino Guerra come sceneggiatore). Morrissey […] riscrive i miti dell’horror all’insegna di un gusto per l’assurdo e il grottesco che mescola sesso e morte, anticipando talune riflessioni cronenberghiane» (Mereghetti).
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 21.00
Dracula cerca sangue di vergine e… morì di sete!! (1974)
Regia: Paul Morrissey; soggetto: P. Morissey; sceneggiatura: Andy Warhol, P. Morrissey; fotografia: Luigi Kuveiller; musica: Claudio Gizzi; montaggio: Franca Silvi; interpreti: Joe Dallesandro, Udo Kier, Arno Juerning, Vittorio De Sica, Silvia Dionisio, Milena Vukotić, Stefania Casini; origine: Italia/Francia; produzione: Compagnia Cinematografica Champion, Yanne et Rassam, Andy Warhol Presentation; durata: 103′
Nella Romania degli anni Venti il Conte Dracula pretende sangue di vergine per rimanere in vita. Ma le ragazze cominciano ad avere rapporti sessuali ad un’età talmente giovanile che è costretto ad emigrare all’estero. Sceglie l’Italia, convinto che un Paese cattolico sia pieno di vergini. Niente di più sbagliato. Il vampiro dovrà fronteggiare un manovale comunista, nemico dell’aristocrazia. Ultima interpretazione di Vittorio De Sica. «Il ruolo di Antonio Margheriti, in questo caso, fu ancora più ridotto. Morrissey (con Pat Hackett, co-sceneggiatore non accreditato) dosa con mano più leggera – anche se il concetto è relativo – la parodia dell’horror, il revisionismo culturale con allegoria della lotta di classe, l’umorismo macabro (memorabili i conati di vomito del vampiro quando beve sangue infetto) e il gusto camp, evidente negli strampalati accostamenti del cast. La fotografia di Luigi Kuveiller e le musiche di Claudio Gizzi suggeriscono malinconie autunnali, mentre gli effetti speciali di Carlo Rambaldi sono inverosimili e gustosamente splatter. Non per tutti i gusti, ma negli anni conserva uno strano fascino. Roman Polanski è il contadino nella taverna» (Mereghetti).
Vietato ai minori di anni 18
 
domenica 28
ore 17.00
Dune (1984)
Regia: David Lynch; soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Frank Herbert; sceneggiatura: D. Lynch; fotografia: Freddie Francis; musica: Brian e Roger Eno, Daniel Lanois, Toto; montaggio: Antony Gibbs; interpreti: Kyle McLachlan, Sean Young, Francesca Annis, Max von Sydow, Brad Dourif, Sting [Gordon Matthew Sumner]; origine: Usa; produzione: De Laurentiis, Universal Pictures; durata: 137′
«Nell’anno 10191 l’Imperatore delle Galassie destina il desertico pianeta Dune – abitato dal popolo dei Fremen e ambito dai rapaci Hakkonen perché vi si trova la “spezia”, alimento che conferisce poteri preternaturali – alla famiglia degli Atreides. Paul, ultimo erede con la madre Ramallo, insegna ai Fremen l’arte del combattimento per opporsi agli Hakkonen. Per 40 milioni di dollari, ispirandosi a un romanzo dello statunitense Frank Herbert (1920-1986), [Lynch] ha fatto un film fantastico d’autore, farraginoso, squilibrato, qua e là enigmatico nello sviluppo della vicenda, talvolta geniale. Pittoresca galleria di personaggi. Memorabili i vermoni di Carlo Rambaldi e la fotografia di Freddie Francis. Prodotto da Dino e Raffaella De Laurentiis, esiste anche in un’edizione TV di 190′, montata a dispetto di D. Lynch che fece togliere la sua firma, sostituita da quella dell’ubiquo Allen Smithee. Stracciato da quasi tutti i critici anglofobi e da molti europei. Grande insuccesso di pubblico» (Morandini).
 
ore 19.30
Alien (1979)
Regia: Ridley Scott; soggetto: Dan O’Bannon; sceneggiatura: D. O’Bannon, Ronald Shusett; fotografia: Derek Vanlint; musica: Jerry Goldsmith; montaggio: Peter Weatherley, Terry Rawlings; interpreti: Sigourney Weaver, Tom Skerrit, John Hurt, Ian Holm, Veronica Cartwright, Yaphet Kotto; origine: Gran Bretagna; produzione: 20th Century Fox, Brandywine Productions; durata: 117′
«Durante una sosta in un pianeta sconosciuto un essere indefinibile s’introduce nella Nostromo, gigantesca astronave da carico, e semina terrore e morte tra i sette membri dell’equipaggio. Sopravvive soltanto la coraggiosa Ripley, ufficiale in seconda. È un thriller fantascientifico di spavento con componenti di horror e suspense che conta poco per quel che dice, ma che lo dice benissimo grazie a un apparato scenografico di grande suggestione e a un ritmo narrativo infallibile. La sua chiave tematica è la paura dell’ignoto e, perciò, pesca nel profondo dello spettatore. Oscar per gli effetti visivi a Carlo Rambaldi, H.R. Giger, Brian Johnson e Nick Allder» (Morandini).
Copia proveniente dal Fantafestival
 
ore 21.45
Una lucertola con la pelle di donna (1971)
Regia: Lucio Fulci; soggetto: L. Fulci, Roberto Gianviti; sceneggiatura: L. Fulci, R. Gianviti, José Luis Martinez Molla, André Tranché; fotografia: Luigi Kuveiller; musica: Ennio Morricone; montaggio: Jorge Serrallonga; interpreti: Florinda Bolkan, Stanley Baker, Jean Sorel, Silvia Monti, Leo Genn, Alberto De Mendoza; origine: Italia/Spagna/Francia; produzione: Apollo Films,Atlántida Films, Films Corona; durata: 91′
«Una bella donna, moglie di un avvocato, confida al suo psichiatra di aver sognato che ammazzavano una sua vicina di casa. Qualche giorno dopo la vicina viene ammazzata davvero» (Farinotti). «Con Una lucertola, Fulci si avventura in un territorio sperimentale che anticipa la dimensione del sogno e l’operazione di “smontaggio” del plot narrativo, tipici del suo cinema thrilling ed orrorifico degli anni a venire. […] L’opera annovera nel cast, come responsabile degli effetti speciali, anche un giovane Carlo Rambaldi. Il suo contributo […] si sarebbe limitato alla creazione e all’animazione dei quattro cani vivisezionati e della massa di pipistrelli volanti. Celebre è la vicenda giudiziaria che seguì alla realizzazione, per l’appunto, della scena con i cani: “In una clinica sperimentale, quattro cani erano tenuti in vita da speciali apparecchiature, applicate ai polmoni e al cuore, scoperti e pulsanti. La Bolkan, inseguita da un assassino, cercava scampo nei corridoi della clinica e improvvisamente, aprendo la porta, si trovava davanti alla scioccante visione. Le società per la protezione degli animali di tre città italiane denunciarono il produttore […] e il regista per maltrattamento ai quattro cani vivisezionati. E così, per la prima volta, gli effetti speciali entrarono in tribunale per risolvere un caso penale”. In un’intervista concessa a Fabio Melelli, Rambaldi aggiunge un particolare inedito e paradossale: “[…] ogni volta ero costretto ad andare in tribunale davanti al giudice con i cani meccanici per dimostrare l’infondatezza delle accuse. Qualche giudice pensò addirittura che li avessi creati per salvare la produzione”. […] Nella sequenza dell’attacco dei pipistrelli, realizzata così bene che, secondo Fulci, stupì anche Mario Bava, gli animali meccanici scorrevano su un filo metallico battendo le ali. […] Rambaldi, inoltre, aggiunse l’ombra dei pipistrelli in sovrimpressione sulla pellicola» (Albiero-Cacciatore).
Copia proveniente dal FantafestivalVietato ai minori di anni 18
Giornata a ingresso gratuito
 
 
 
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