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L’altra faccia del peccato. Il cinema di Marcello Avallone
11 Gennaio 2019 - 12 Gennaio 2019
«Marcello Avallone nasce a Roma nel 1938. Appassionato di equitazione grazie al padre, che ha una scuderia da corsa, entra nel mondo del cinema, nella seconda metà degli anni Cinquanta, come assistente sul set di Poveri ma belli (1957) di Dino Risi e poi nei primi anni Sessanta al seguito, tra gli altri, di Mario Monicelli, Riccardo Freda […], per Lucio Fulci […] e poi per Giovanni Fago […]. Nel decennio Sessanta Avallone dà avvio alla sua carriera documentaristica (che si dipanerà in parallello con quella di regista per il cinema) mettendo a punto un documentario per la Rai su un argomento che non conosce quasi nessuno, ossia la ferratura dei cavalli da corsa (Avallone sarà sempre un appassionato di gare sportive). A fine anni Sessanta sarà la volta di un reportage sugli ospedali grazie al quale viene convocato da Luciano Martino per realizzare un film inchiesta su temi scabrosi […] L’altra faccia del peccato (1969) […]. Seguirà il primo film a soggetto, Un gioco per Eveline […]. Più marcatamente erotico, ma senza volgarità, sarà Cugine mie […]; un film dalle striature antiborghesi e libertarie, con tanto di inno finale al canto di Bandiera rossa durante la festa di partito. Negli anni Ottanta Avallone cambia registro e, dopo anni passati al servizio della televisione, torna al cinema con due horror “archeologici”, Spettri (1987) e Maya (1989) […]. Col tramonto del cinema di genere, Avallone dirige numerosi video musicali, spot pubblicitari e documentari industriali di vario argomento, oltre a servizi televisivi dedicati, tra l’altro, al Cinema della Paura» (Pino Bruni).
 
venerdì 11
ore 17.00 L’altra faccia del peccato di Marcello Avallone (1969, 89′)
Dall’Africa all’Europa, dalla Germania all’Olanda e da questa ai paesi scandinavi, un viaggio nel tentativo di rendere più evidente il contrasto tra le società più progredite e quelle ancora ancorate ad antiche usanze circa i modi di vivere il rapporto amoroso.
 
ore 19.00 Un gioco per Eveline di Marcello Avallone (1971, 85′)
«Il titolo, UngiocoperEveline, viene spesso riportato inesatto, con la “y” nel nome femminile al posto della “i”, consumando un errore tuttavia legittimato in corso d’opera da una trama che gioca proprio sulla duplice identità di una bambina così chiamata. In seguito a un incidente d’auto che li costringerà a chiedere ospitalità nella villa più vicina, la giovane coppia di sposi Pierre e Natalie (Erna Schurer) si lascerà irretire in un ambiguo e morboso ménage à quatre con i padroni di casa, Miou (Adriana Bogdan) e Philippe (Marco Guglielmi, anche sceneggiatore del film), individui dietro i cui comportamenti sembra nascondersi qualcosa di spaventoso. Da Avallone, di cui si conoscevano bene gli horror di fine anni ’80 (Maya e Spettri), ma di cui si ignora a tutt’oggi il suo esordio ufficiale, L’altrafacciadelpeccato, un mondo-movie del ’69 sulle usanze sessuali dall’Africa alla Scandinavia, non ci aspettavamo certo questo piccolo gioiellino psyco-horror, che per tutta una buona metà si nasconde dietro la scorza del giallo d’alta società tipico di quegli anni. Eppure, anche se i personaggi sono gli stessi dei Lenzi-movies del periodo d’oro – due coppie giovani, belle e disponibili allo scambio – e gli ambienti ricordano molto quelli di un thriller baviano come 5bambole – la solita villa in riva al mare dove non succede mai niente e tutti passano il tempo a giocare a scacchi o a fare il bagno o a camminare nel bosco attiguo – la posta in gioco è di tutt’altro tipo, legata piuttosto all’insorgere graduale di un elemento sovrannaturale» (Pulici).
 
ore 20.30 Incontro moderato da Eugenio Ercolani con Marcello Avallone
 
a seguire Cugine mie di Marcello Avallone (1978, 85′)
«In una Padova provinciale e bigotta un consigliere comunale altrettanto provinciale e bigotto (Carletto Sposito) ospita per qualche mese le nipotine romane figlie del cognato ingegnere assentatosi per lavoro. Non sa quello che l’aspetta! Le nipoti sono tre fascinose adolescenti abituate a uno stile di vita libertario contrastante con il casto regime dello zio e di sua moglie (Susan Scott). Snobbano l’autorità, deridono i divieti e nessun richiamo le persuade a rinunciare al nudismo. […] Marcello Avallone non è un regista prolifico ma ha regalato diverse cose interessanti spaziando nei generi, dal misterioso UngiocoperEveline (1971), film metafisico sulla maternità, agli horror Spettri (1987) e Maya (1989). La sua regia dà ritmo a una storia per lo più rinchiusa tra mura domestiche e con pochi saltuari esterni. Originale colonna sonora di Nico Fidenco, in quegli anni ispirato dalla composizione degli score esotici per la seria di Emanuelle» (Francesco Tassara).
 
sabato 12
ore 17.00 Spettri di Marcello Avallone (1987, 94′)
Nel corso degli scavi per la metropolitana di Roma, crolla una parete, aprendo una breccia verso misteriose gallerie catacombali. Quattro archeologi Lasky, Barbara, Marcus e Andrea, alla ricerca di una non meglio identificata “tomba di Domiziana”, fanno l’ipotesi che si tratti di una zona inesplorata nella quale dovrebbe trovarsi appunto la suddetta tomba. Al termine di avventurose ricerche, una tomba viene finalmente rinvenuta. Mentre si svolgono gli accertamenti, avvengono strani fenomeni premonitori, che culminano con le morti inspiegabili dei quattro archeologi e di Matteo, un giovane cieco guida nelle catacombe. Con Katrine Michelsen, Donald Pleasance, Massimo De Rossi, John Pepper. Frase di lancio: «Quando scenderanno laggiù voi proverete il loro stesso incontenibile terrore!!!».
 
ore 19.00 Maya di Marcello Avallone (1989, 100′)
«Nessun dettaglio è risparmiato allo spettatore di Maya: sangue che spruzza in quantità industriale, carne lacerata, lineamenti che si deformano nella morte, lenta o immediata che sia comunque terribile, dettagli di corpi che più nulla hanno di umano. Perché la sfida è quella di spaventare il pubblico e se dev’essere cinema della paura, che paura sia!, dice Marcello Avallone, che di Maya è il regista. La sua filosofia del cinema è quella delle emozioni forti. O si ride o si piange o si muore di spavento. E, per spaventare, ha scritto, con Andrea Purgatori e Maurizio Tedesco (anche produttore del film), una storia vagamente ispirata alle leggende Maya di vendetta e di morte e anche alla suggestione dei libri di Castaneda. Sarebbe inopportuno, trattandosi di una storia di mistero, raccontarne i dettagli. Si può dire che è ambientata nella terra di Maya, oggi, alla vigilia di una festa dei morti durante la quale si ripete una cerimonia di vendetta e di sacrificio. Ad indagare sui misteri sono una ragazza americana il cui padre è scomparso in circostanze naturalmente tragiche e un giovane, anche lui americano, che in quella terra cerca di realizzare i suoi istinti di spirito libero» (Fusco).
 
ore 20.45 Ultimo taglio di Marcello Avallone (1997, 94′)
Un gruppo di giovani che vive in una delle tante isole dei Caraibi sente quel luogo come una prigione senza opportunità. Il loro desiderio di evadere ed il bisogno di scoprire cosa c’è al di là dell’oceano, li spinge ad acquistare una barca, il “Last Cut”, che servirà loro per fuggire verso una nuova esistenza. Alla vigilia della loro partenza, all’insaputa di tutti, un uomo si presenta sul molo e riesce a farsi ingaggiare come marinaio, offrendo il suo lavoro in cambio di un passaggio. I ragazzi accettano, ma quello che non sanno è che quell’uomo è stato il proprietario della barca e su quella barca, dieci anni prima, in stato di ubriachezza ha ucciso sua moglie. Per quell’omicidio è stato in carcere ed ora, sul Last Cut, vuole ricostruire, attraverso brandelli di ricordi, ciò che accadde veramente quella notte. Il viaggio si trasforma lentamente in un dramma dove ognuno tenta di salvare se stesso e la propria verità. Una traversata tragica ed emblematica. Con John Savage, Xavier Burbano, Erich Wildpret, Helmut Berger, Tomas Arana.
Date di programmazione