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Masters of Horror: George Miller
13 Maggio 2018 - 13 Maggio 2018
Dopo Joe Dante si passa ai deserti australiani apocalittici e postatomici filmati da George Miller. L’anello di congiunzione è il film a episodi Ai confini della realtà che rende omaggio alla celebre serie televisiva degli anni Sessanta di Rod Serling. Sicuramente l’australiano George Miller è uno dei cineasti più eclettici per la grande duttilità nel passare tra la commedia, il thriller, il melò, l’horror e l’animazione (Happy Feet vinse l’Oscar per il miglior film d’animazione). Celebre soprattutto per i film fanta-apocalittici con un protagonista originale come Mad Max, Miller ha sempre adottato uno stile mimetico, con un montaggio serrato. Una chiave di lettura per capire il suo cinema è un articolo di Scott Foundas, pubblicato sulle pagine di«LA Weekly»: «Chiedetelo al Dr. George Miller oggi e vi risponderà che tutti i suoi film sono uno e lo stesso, sia che si concentrino sulla società umana o sul regno animale, che si svolgano tra le sabbie desertiche australiane, tra i sobborghi di Washington DC o le piattaforme di ghiaccio dell’Antartide. “Sinceramente non vedo alcuna differenza tra la storia essenzialmente elementare, diciamo, di Mad Max 2, L’olio di Lorenzo e Babe” ha dichiarato Miller all’inizio di questo mese, durante una visita a Los Angeles per promuovere il suo ultimo film, il musical animato Happy Feet».
 
ore 17.00 Ai confini della realtà di John Landis, Steven Spielberg, Joe Dante, George Miller (1983, 101′)
«Quattro episodi soprannaturali ispirati alla serie televisiva di Rod Sterling: 1) un uomo diventa vittima del proprio odio razziale, 2) i reclusi di un ospizio tornano all’infanzia, 3) il piccolo schermo genera mostri, 4) in aereo un passeggero isterico ha un incubo. Il migliore dei 4 episodi è l’ultimo (G. Miller) sul volo e il più inquietante è il 3° (J. Dante) sul bimbetto videodipendente» (Morandini).
 
ore 19.00 Interceptor – Il guerriero della strada di George Miller (1982, 96′)
Ambientato in un Duemila catastrofico – nel quale un’umanità decimata da innumerevoli guerre si è ridotta a due regrediti clan rivali, bivaccanti intorno a residui pozzi di petrolio – il film narra le imprese di Max, un guerriero solitario, disperato vendicatore della strage della propria famiglia, perpetrata anni prima da criminali della strada. Per procurarsi il necessario carburante, Max riesce a penetrare in uno dei due clan, il più pacifico, teso a difendere la propria esigua riserva di petrolio, nell’intento di raggiungere una lontana terra in riva al mare, nella quale condurre un’esistenza più umana. Max viene così a trovarsi coinvolto, suo malgrado, nella difesa del clan “umano” dall’assedio del clan rivale, in una lotta feroce e apocalittica, che – nonostante le buone intenzioni degli “umani” – sfocia nella disumanità totale. «Affascinante, spettacolare e violentissimo seguito di Interceptor, stesso regista, identico protagonista, un avventuroso fumetto postatomico a cavallo tra western e fantascienza con ritmo da Formula uno e rumorosità, se possibile, superiore. Mel Gibson è il taciturno eroe solitario, una parola ogni mezz’ora e lo sguardo non proprio da aquila» (Bertarelli).
 
ore 21.00 Mad Max oltre la sfera del tuono di George Miller e George Ogilvie (1985, 107′)
Siamo in epoca post-ultimo conflitto atomico, in uno sconfinato deserto. Per recuperare il suo strampalato veicolo trainato da cammelli che gli è stato sottratto, Mad Max (Mel Gibson), un solitario avventuriero, dovrà superare ardue prove. Arrivato nella misteriosa città di Baster Town, in cui domina la feroce Aunthy Entity (Tina Turner), gli faranno affrontare in un duello terribile un nerboruto gigante, guidato da un nano intelligentissimo che vive sulle sue spalle e di lassù controlla il lavoro di schiavi incatenati tra una area di porci. Riuscito vittorioso nella lotta, Mad Max viene espulso; mentre sta per morire di sete nel deserto, un bambino lo salva e lo guida in seno ad una ben strana tribù: è una comunità di soli fanciulli, sopravvissuti a un disastro aereo, che vivono senza adulti e senza cognizione del passato. «Alcune buone trovate, meno violenza che nei capitoli precedenti, forse anche minor ritmo, ma l’apologo fantascientifico di Miller raggiunge qui la sua rappresentazione più compiuta con uno stile visivo da grande fumetto capace di utilizzare e rielaborare i materiali iconografici dell’incubo da dopo catastrofe atomica (con un finale di speranza affidato ambiguamente ai bambini). Tina Turner canta We Don’t Need Another Hero» (Mereghetti).
Date di programmazione