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Orizzonti 1960-1978: Alberto Grifi, l’orgonauta del cinema
22 Marzo 2012 - 22 Marzo 2012
 
La presentazione del restauro del suo film, Anna di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli – restauro realizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con la Cineteca di Bologna presso il laboratorio l’Immagine Ritrovata – è stato uno dei momenti centrali della retrospettiva Orizzonti 1960-1978. Anna è un film seminale, fuori formato non solo per la durata e la novità tecnologica che lo sottende, ma anche per il cortocircuito tra finzione e realtà che mette in campo. La storia di Anna, sedicenne incinta e drogata, si intreccia con scoperta del mondo da lei frequentato: i capelloni, gli artisti e i vari “personaggi” che popolano Piazza Navona. Al contempo vi trovano spazio i conflitti sociali e i sommovimenti, che animano l’Italia nei primi anni Settanta. Oggetto ibrido per eccellenza, Anna mette in discussione il cinema nel momento stesso in cui l’abbandona. Il film, infatti, è registrato su videotape e poi trasferito da Grifi su pellicola 16mm per poter essere proiettato nel 1975 al Festival di Berlino. La novità dell’uso del videotape entra a far parte del film stesso trasformandolo. Per questo motivo il restauro del film fa parte di un progetto più ampio su Anna: il recupero digitale di tutti i videotape che ne costituiscono il “girato” al fine di ricostruire questa grande avventura umana, estetica e tecnica. Un primo assaggio del restauro – a cura della Cineteca Nazionale e realizzato dal laboratorio La Camera Ottica-Crea di Gorizia – delle 11 ore dell’originale supporto video sono I fuori campo di Anna, una selezione di cinque frammenti inediti, presentata alla Mostra di Venezia e qui riproposta per la prima volta a Roma.
Se Anna costituisce il passaggio alla sperimentazione con il videotape e l’abbandono della macchina da presa, per tutti gli anni Sessanta Grifi ha portato avanti una ricerca estremamente personale ed eclettica in cui il mezzo e il linguaggio cinematografici vengono “liberati” dalla norma della narratività e del realismo ottico per produrre un’altra “grammatica della visione” – come la definiva lo stesso Grifi – con un occhio alle avanguardie storiche e l’altro alla controcultura degli anni sessanta. Di questo periodo presentiamo: Verifica incerta, il primo film di Grifi, in coregia con Gianfranco Baruchello, dissacrante e divertente gioco al massacro alle spese del cinema hollywodiano, sotto l’egida di Marcel Duchamp a cui il film era dedicato; Orgonauti, evviva!, uno dei film meno visti di Alberto Grifi, nel quale gli effetti ottici producono visioni dal forte impatto psichedelico; e infine Il grande freddo, un piccolo e gioioso film sull’arte, costruito attorno a un grande amico e sodale di Grifi, il pittore Giordano Falzoni.
In collaborazione con l’Associazione Alberto Grifi.
 
ore 17.00
Verifica incerta (1964-65)
Regia e montaggio: Gianfranco Baruchello, Alberto Grifi; origine: Italia; durata: 30′
La distruzione e il rimontaggio dissacrante di 150 mila metri di pellicola, cioè di 47 film di consumo degli anni Cinquanta e Sessanta (per lo più cinemascope commerciale americano), acquistati come rifiuti destinati al macero. Uno dei primi esempi di found-footage in Italia la Verifica incerta gioca sulla provocazione delle abitudini spettatoriali e sulla rottura del piano discorsivo. La dedica a Marcel Duchamp presente nel film rivela la matrice dadaista che ne sta alla base.
 
a seguire
Orgonauti, evviva! (1968-70)
Regia, fotografia, montaggio: Alberto Grifi; musica: Alvin Curran – Gruppo di musica elettronica VIVA; interpreti: Aya Alkin, Paolo Brunatto, Poupée Brunatto, Sandra Cardini, Giordano Falzoni, Gianna Gelmetti, Alberto Hammerman, Alfredo Leonardi, Silvana Leonardi, Saro Liotta, Sophie Marland, Gioacchino Saitto; produzione: Corona Cinematografica; origine: Italia; durata: 20′
In un futuro lontano un’astronave abitata da un gruppo di giovani discendenti da una minoranza “sovversiva” scampata alla distruzione della Terra, recupera una capsula in cui si è conservato il corpo ibernato di un guerrafondaio reazionario, che dopo aver causato guerra e morte, ha abbandonato la Terra ormai invivibile. La sperimentazione visiva atta alla liberazione dello sguardo si intreccia alle visioni psichedeliche da un lato e alla teoria orgonica di reichiana memoria dall’altro.
 
a seguire
Il grande freddo (ovvero riuscirà Giordano Falzoni a risvegliare la Bella Addormentata)(1971)
Regia, fotografia e montaggio: Alberto Grifi; origine: Italia; durata: 20′
«Un film sulla pittura e la sua negazione. Giordano alle prese con la Bella Addormentata. È una sfida. Riuscirà l’arte, libera dai musei e dalle accademie, a restituire alla bambina stuprata e abbandonata sulla neve il desiderio di vivere? Giordano, Principe Azzurro carico di schiacciafarfalle e giochi ottici rotanti, arranca affondando nella neve e…ma la creatività rivoluzionaria non è quella che fa cantare l’uccello in gabbia: è quella per la quale l’uccello prigioniero la gabbia la rompe!» (Grifi).
 
ore 18.30
Anna (1972-75)
Regia:Alberto Grifi, Massimo Sarchielli; soggetto e sceneggiatura: M. Sarchielli, Roland Knauss; fotografia: Alberto Grifi, Mario Gianni, Raoul Calabrò; interpreti: Anna, M. Sarchielli, Vincenzo Mazza, Stefano Cattarossi, Louis Waldon, Pilar Castel; origine: Italia; produzione: A. Grifi, M. Sarchielli; durata: 225′
Esempio limite di cinema verità, il film ha come protagonista Anna, una ragazza sedicenne drogata ed incinta, incontrata da Massimo Sarchielli a Piazza Navona. Il film è costruito inizialmente sulla base di fatti e di esperienze vissuti dai suoi protagonisti, ma ben presto la sceneggiatura viene abbandonata per una totale immersione nel flusso degli eventi. Questo cambiamento è legato alla sostituzione della mdp e della pellicola con il videotape, da poco giunto sul mercato italiano. Delle undici ore così registrate viene realizzata una versione breve, trascritta su pellicola 16mm con un vidigrafo, artigianalmente prodotto da Alberto Grifi, e presentata per la prima volta al Festival di Berlino nel 1975. «Così, da parte mia, con questo nuovo strumento […] sono riuscito a mettere gli occhi dove il cinema non arriva. Il videotape in Anna ha permesso una trasformazione profonda. Direi che al livello della dimensione cinematografica e dei suoi linguaggi è forse il primo tentativo di svezzamento dagli imperativi economici che condizionano il cinema e quindi la vita filmabile» (Grifi). Breve apparizione/sparizione di Jane Fonda!
Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale e dalla Cineteca di Bologna
 
a seguire
I fuori campo di Anna (1972-75)
Regia: Alberto Grifi, Massimo Sarchielli; durata: 26′
Selezione a cura della Cineteca Nazionale di cinque frammenti inediti dalle undici ore di videoregistrazioni, che compongono il corpus completo di Anna, in corso di digitalizzazione e restauro. Questi primi risultati dimostrano da un lato la necessità di ripartire dal supporto originale per un reale e completo recupero dell’opera, dall’altro la ricchezza ancora sommersa che questi materiali hanno da offrire.
 
Date di programmazione