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La seconda giornata del festival Custodi di sogni: cinema muto, produzione, cinema sperimentale e documentario. Riepilogo degli eventi del 1 aprile
Centro Sperimentale di Cinematografia
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02 Aprile 2025

La giornata del 1° aprile del Festival Custodi di Sogni – I tesori della Cineteca Nazionale ha offerto un viaggio attraverso il tempo, lo stile e la trasformazione del cinema, con un programma ricchissimo distribuito tra la Sala Cinema CSC, la Sala Pietro Germi e Spazio Scena (quest'ultimo a Trastevere).

SALA CINEMA CSC

La mattinata si è aperta con un omaggio a Leopoldo Fregoli, il trasformista per eccellenza, introdotto da Maria Assunta Pimpinelli e Valentina Rossetto. L’incontro ha visto come ospite d’eccezione Arturo Brachetti, diretto erede dell’arte trasformista di Fregoli, accompagnato da una selezione di film muti musicati dal vivo da Michele Catania. «I sistemi di Fregoli per cambiarsi non li ho mai conosciuti» ha detto Brachetti, «Ho visto i suoi film negli anni ’90 quando già facevo spettacoli con trenta, quaranta personaggi. Guardando quei film ho scoperto dei fili, dei gancetti. Non aveva velcro né bottoni automatici, poverino! Aveva tanti assistenti. Io ne ho solo due». Brachetti ha poi improvvisato uno spettacolo per i presenti, servendosi soltanto di un fazzoletto per dar vita a un insieme di accadimenti e personaggi esilaranti. A seguire, l'incontro Frammenti corsari ha riportato al pubblico il mitico Il figlio del Corsaro Rosso (1921), con interventi dei ricercatori Marcello Seregni e Paolo Tosini.

Nel pomeriggio, spazio alla sperimentazione con l’omaggio ad Alberto Grifi e la proiezione di tre opere radicali, introdotte dal montatore Roberto Perpignani. Subito dopo, il ricordo del regista Luigi Di Gianni, tra Kafka e il Sud, con Giacomo Martini e il documentarista e docente CSC Gianfranco Pannone che ha ricordato Di Gianni, suo docente al CSC, definendolo: «fine cineasta e documentarista anomalo». In chiusura di giornata la Cineteca del Friuli ha presentato il restauro de La statua vivente (1943) di Camillo Mastrocinque, raro melodramma psicologico, con la partecipazione di Elena Beltrami e Sergio G. Germani.

SALA PIETRO GERMI CSC

La giornata è iniziata con l'incontro Marco Ferreri e la censura, moderato da Fulvio Baglivi, con interventi di Alfredo Baldi, Sergio Giussani, Giovanni Grasso, Luigi Lupi e Francesca Meschino, seguito dalla proiezione dei Tagli Ferreri. Fulvio Baglivi ha detto: «Ferreri aveva intaccato l'istituzione matrimonio e la morale cattolica e questo non gli fu perdonato. A volte ci sono tagli di pochissimi metri le cui scelte risultano inspiegabili». Alle 12:00 è andato in scena Il teatro della politica italiana al cinema, dibattito tra Flavio De Bernardinis e Angelo Musciagna, seguito dal documentario Maschere crude (2014). Nel pomeriggio, lo "show" C’erano una volta le colonne sonore ha unito cinema e musica con Steve Della Casa, Fabio Frizzi e Riccardo Rossi. A seguire, il festival ha conferito il Premio alla carriera al produttore Claudio Bonivento, con un appassionato intervento di Ricky Tognazzi. Infine, alle 18:00, l'incontro Prove di regia al CSC, moderato da Flavio De Bernardinis, ha visto protagonisti alcuni ex allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia ora affermati registi: Francesco Amato, Claudio Cupellini, Margherita Ferri e Hleb Papou.

SPAZIO SCENA
La programmazione serale dello Spazio Scena ha reso omaggio a due figure centrali del cinema indipendente italiano.

Omaggio a Romano Scavolini: una spina nel cuore del cinema italiano
L’incontro, moderato da Domenico Monetti, ha visto protagonista Romano Scavolini, autore radicale e visionario, la cui opera A mosca cieca (1966) è stata finalmente restituita al pubblico nella sua versione originale grazie al restauro in 2K curato dalla Cineteca Nazionale. Un film muto, disturbante e censurato per decenni, che rappresenta una sfida ancora attuale al linguaggio cinematografico e ai codici morali.

Omaggio a Maurizio Ponzi: dalla critica alla visione
L’incontro con Maurizio Ponzi, moderato da Steve Della Casa, ha ripercorso il passaggio dell’autore dalla scrittura critica alla regia, celebrando I visionari (1969), il suo esordio vincitore del Pardo d’Oro a Locarno. Il film, rimasto a lungo invisibile, è stato proposto nella copia restaurata nel 2022: un’opera metacinematografica intensa, che intreccia teatro, gelosia e riflessione sul potere della messa in scena.

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